Azionario Giappone, tanti profitti da cogliere

Azionario Giappone, tanti profitti da cogliere

Il mercato di Tokyo, almeno fino alla correzione abbastanza violenta di ottobre, è stato nel 2018 uno dei migliori del mondo. La competitività di molte aziende che operano in alcuni comparti chiave più importanti e promettenti per il futuro rimane altissima. Inoltre il Nikkei 225 sta riuscendo a configurarsi come un listino dove accanto a un manipolo di società growth di altissima qualità si è innescato anche un processo di maggiore efficienza aziendale. E non a caso gli utili aziendali stanno crescendo oltre ogni aspettativa. Anche se il Sol Levante non ha certo risolto in maniera definitiva tutti i suoi problemi

Il Giappone, almeno fino alla correzione di ottobre, ha costituito in questo 2018 una delle note più positive sui mercati azionari. Il Nikkei 225 ha superato nella giornata del 2 ottobre quota  24.270, massimo degli ultimi 27 anni. Si tratta di un valore molto lontano dai picchi di fine anni ‘80, ma è certo che il 2018 ha rappresentato, almeno per i primi nove mesi, la ciliegina sulla torta di cinque anni di Abenomics. Infatti quest’anno ha fornito, per la prima volta da decenni, il quadro di un equity nipponico in grado di sovraperformare, grazie alla domanda degli investitori domestici e internazionali, in un contesto di fine ciclo, di maggiore volatilità dei corsi azionari e di rallentamento economico generale, a parte gli Usa. 

In pratica sembra che Tokyo si stia scrollando di dosso l’etichetta di mercato fortemente ciclico e buono soprattutto per operazioni di breve periodo. Significativo appare il fatto che, nonostante i su e giù di un’annata difficile e contraddittoria, lo yen è comunque risultato fra le divise più stabili nei confronti del dollaro, con la borsa che è riuscita finalmente a decorrelare in parte le proprie performance da quelle della divisa del Sol Levante.

OPPORTUNITÀ GROWTH

Japan Inc. non è più dunque solo una serie di aziende manifatturiere che, per quanto eccellenti, sono comunque legate al ciclo della domanda internazionale. Anzi i primi ottimi nove mesi del 2018 sono avvenuti in un contesto di minori performance relative da parte dei titoli industriali. In Giappone esistono oggi a disposizione dei gestori molte opportunità che si possono definire growth, soprattutto nell’ambito della robotica e, in misura crescente, nelle biotecnologie. Se le aziende locali hanno indubbiamente mostrato il passo a livello di diffusione planetaria dei propri marchi di elettronica di consumo, la loro competitività in alcuni comparti chiave più importanti e promettenti per il futuro rimane altissima. Senza contare che molte storie di innovazione interessanti si trovano nell’ambito delle small e mid cap: un territorio piuttosto inesplorato anche dagli investitori locali e quindi con valutazioni a volte decisamente convenienti.

MAGGIORE EFFICIENZA

Tokyo sta dunque riuscendo a configurarsi come un listino dove, accanto a un manipolo di società growth di altissima qualità, si è innescato anche un processo di maggiore efficienza delle imprese accompagnato da un’intensa attività di consolidamento aziendale, che dovrebbe creare diversi campioni locali dotati di migliore governance rispetto al passato. Questi dovrebbero essere in grado di mostrare una decente crescita di utili, cash flow e margini aziendali, anche vendendo beni e servizi all’interno di un mercato interno gioco forza non più eccezionale come in passato. 

Ma, se oggi il paese presenta elementi di forza endogeni come non si vedevano da decenni, forse il suo posizionamento con l’estero presenta sfide e problemi nuovi. A testimonianza di ciò, basti vedere come il Nikkei 225 sia entrato nel territorio della correzione in maniera molto rapida nelle prime quattro settimane di ottobre, quando il benchmark è sceso intorno a 21.150. Il mese è stato in ogni caso molto difficile sui mercati:  anche l’America che ha cominciato a mostrare più di una crepa a causa dei dubbi circa l’azione della Fed. 

Lo stesso periodo, però, ha visto un andamento disastroso per gli asset del Far East industrializzato, con gli investitori istituzionali che hanno realizzato che la guerra commerciale portata avanti da Donald Trump è da prendere sul serio. La novità sta nel fatto che il Giappone in questo ribasso è stato, come abbiamo visto, coinvolto in pieno, non riuscendo a mantenere il proprio ruolo di tradizionale safe haven dell’Asia nelle situazioni di avversione al rischio. 

Il neo-nazionalismo economico americano, infatti, non sta andando a concentrarsi solo sulle importazioni cinesi di medio/basso livello o assemblate nella Repubblica Popolare, ma anche sui beni industriali più avanzati prodotti dalla Corea del Sud, da Taiwan e, appunto, dal Sol Levante. Si tratta di un paradigma nuovo, forse paragonabile per certi versi al famoso Plaza accord del 1985 per la rivalutazione dello yen che non pochi hanno messo in relazione con lo scoppio della bolla borsistica a inizio anni ‘90, cui ha fatto poi seguito la stagnazione secolare che si sta ancora protraendo. Alla base, infatti, rimane comunque un’economia non in condizioni spettacolari: per quest’anno la crescita del Pil dovrebbe essere intorno all’1,1%, un valore più simile a quello dell’Italia che a quello degli Usa, anche al netto della diversa demografia.  Allo stesso tempo non è che l’aumento dei profitti sia qualcosa di spettacolare.

CAPACE DI SOVRAPERFORMARE

Dunque, tirando le somme, il quadro che emerge dagli specialisti di equity nipponico è quello di un paese in grado di sovraperformare in condizioni di mercato buone e anche normali, capace quindi di generare significativo alfa (almeno con un ragionevole stock picking) accanto al proprio notoriamente elevato beta. Ma al tempo stesso la gestione del rischio è diventata più complessa o quanto meno è enormemente cambiata, rispetto al passato. Il fenomeno, però, non riguarda solo il Sol Levante. Oggi le tradizionali teorie, correlazioni e strategie di risk management del passato sembrano non funzionare assolutamente più a fronte di trasformazioni politiche repentine e di difficile lettura. 

Ed è inutile negare che Tokyo, nonostante la propria capacità tecnologica, si ritrova nel pieno di queste tempeste.