Comgest, «Ci piacciono le società legate al Cool Japan»

Comgest, «Ci piacciono le società legate al Cool Japan»
Richard Kaye Japan portfolio manager Comgest

Richard Kaye Japan portfolio manager Comgest

Intervista a Richard Kaye Japan portfolio manager di Comgest

Come definirebbe il concetto di crescita in un mercato complesso e diversificato come quello giapponese? Qual è la tipologia di società che ricerca all’interno del suo portafoglio?

«In Giappone, nei fatti, la crescita non manca, ma non tutti ne hanno preso atto. L’incremento degli utili è stato il più alto al mondo nel corso degli ultimi sei anni ed è nostro compito cercare le società con la crescita dei profitti più elevata e più sostenibile. Non abbiamo alcun bias settoriale, ma troviamo difficile individuare opportunità di crescita sostenibile nei settori bancario, dei macchinari pesanti, delle società commerciali e dell’automotive. Quando esaminiamo le posizioni che abbiamo in portafoglio, scelte tramite il nostro approccio bottom-up, ci rendiamo conto di avere un buon bilanciamento tra le società legate al cosiddetto Cool Japan, come Uniqlo o Pola Orbis, che stanno vendendo l’appeal dello stile nipponico ad altri consumatori del continente asiatico, e le aziende legate al cambiamento interno. Queste ultime stanno traendo vantaggio dal processo di deregolamentazione o di restringimento del mercato del lavoro per acquisire una posizione di leadership in qualche particolare settore. Per esempio, parliamo di imprese che beneficiano dell’invecchiamento demografico o di fornitori di tecnologie globali uniche». 

 Il mercato giapponese è considerato ciclico: quali performance si attende dal suo portafoglio in una fase di generale ribasso dei mercati?

«I nostri titoli legati al filone del cambiamento interno sono di norma resilienti alle fasi ribassiste del mercato o alle condizioni di volatilità su scala globale. Il loro percorso di crescita è definito in base alla loro capacità di guadagnare quote di mercato, di consolidamento e di razionalizzazione all’interno dei rispettivi settori. Un esempio è Obic, società fornitrice di software per la contabilità, che in alcuni degli ultimi trimestri ha superato Oracle e Sap in termini di portata e profittabilità della crescita grazie alle società a piccola capitalizzazione nipponiche che sono diventate loro clienti per diventare più efficienti». 

Vede opportunità tra le società più esposte alla domanda interna?

«Per molti investitori il fronte della domanda interna è un terreno ancora inesplorato dove noi continuiamo a trovare aziende sottostimate, pur avendo un potenziale di crescita, che traggono vantaggio da uno specifico cambiamento, dalla deregolamentazione, dal restringimento del mercato del lavoro oppure dagli effetti dell’invecchiamento demografico. Oltre a Obic, di cui abbiamo già parlato, Don Quijote, società attiva nel settore retail, è un valido esempio di tutto ciò, dato che trasforma la gestione della catena commerciale giapponese e il classico modello di funzionamento dei negozi in un ampio ventaglio di beni. Attualmente questa offerta è stata estesa al settore food. La società ha di recente acquistato un operatore nel segmento dei supermercati, Uny, che accelererà in maniera molto significativa il suo progresso settoriale dal nostro punto di vista, ed è un ulteriore esempio di un player efficiente che modifica un settore tradizionale». 

Tra le società growth giapponesi, vede opportunità di prendere esposizione ai temi legati alla disruption tecnologica (robotica, biotech, intelligenza artificiale)?

«Di certo il biotech è un segmento di mercato solido non completamente apprezzato in Giappone: abbiamo posizioni su due singoli titoli che intercettano le opportunità specifiche del paese. Tra queste Sanbio, un trattamento estremamente innovativo contro l’ictus che prevede il ricorso alle cellule staminali e utilizza la tecnologia ideata a Stamford ma sviluppata e incorporata in Giappone. Tutto ciò è stato possibile grazie alla disciplina nipponica a favore della biotecnologia attraverso un percorso di approvazione rapido, a sussidi nell’attività di ricerca e sviluppo e al fabbisogno nel campo della medicina del paese derivante dall’invecchiamento demografico. Interessante anche Peptidream, una piattaforma utilizzata per individuare peptidi usata dalla maggioranza delle principali società farmaceutiche che è gestita da un professore americano che ha deciso di operare in Giappone grazie al contesto governativo di supporto e alle necessità di ricerca e sviluppo del settore medico nazionale. Inoltre Softbank, la più grande società di car-pooling a livello globale, grazie alle sue posizioni in Uber, Did Chuxing, Grab e Ola, si è ben posizionata anche nel settore della guida autonoma grazie alle proprie posizioni in Arm e Nvidia, ed è uno dei titoli che abbiamo in portafoglio. I produttori tradizionali di attrezzatura per l’automazione, Keyence e Fanuc, continuano a essere investimenti chiave dal nostro punto di vista, perché rispondono alle necessità in termini di precisione e controllo nel processo di industrializzazione del continente asiatico».