I temi forti anticiclici: un grande futuro a lungo termine

I temi forti anticiclici: un grande futuro a lungo termine

Alcuni settori sono connessi ai grandi cambiamenti dell’epoca attuale e per questo motivo sono meno sottoposti agli andamenti del ciclo. Anche la volatilità dei mercati incide in misura inferiore sulle aziende che cavalcano i trend di lungo periodo. La tecnologia legata agli investimenti socialmente responsabili, le società che puntano sull’invecchiamento della popolazione e quelle che operano nei cambiamenti urbani hanno ottime probabilità di moltiplicare gli utili in tempi ragionevolmente brevi

Viviamo in un’epoca di grande incertezza sui mercati e si tratta per lo più di un’ansia generata non solo dall’evolversi verso la naturale fine del ciclo economico, ma da problemi che fino a poco tempo fa parevano impensabili: fino a due-tre anni fa, ad esempio, nessuno prevedeva uno scontro commerciale fra Usa e Cina, che rischia di trasformarsi in un’inedita guerra fredda fra le due super-potenze del ventunesimo secolo. In tutta questa incertezza, però, il mondo continua a cambiare con megatrend di lungo periodo che magari potranno subire, come tutti, danni dalle circostanze della congiuntura, ma sono comunque destinati a trasformare i mercati e il pianeta in generale.

Siamo agli albori di una serie di temi che nel giro di qualche decennio potrebbero rendere il pianeta irriconoscibile rispetto a oggi. Un mondo che, se le previsioni si avvereranno, sarà costituito soprattutto da metropoli gigantesche, tenute insieme da mezzi di trasporto completamente diversi rispetto a quelli odierni; saranno in gran parte governate da modelli di intelligenza artificiale, che però gioco forza dovranno diventare più trasparenti, regolamentati e a misura d’uomo. Ad abitare questo ambiente sarà una popolazione più anziana di quella di oggi, che probabilmente si curerà con prodotti sviluppati anche al di fuori degli attuali centri della scienza medica globali. Simili cambiamenti porteranno conseguenze a dir poco enormi sui mercati.

TECNOLOGIA ESG

Spesso molti fenomeni in pieno sviluppo vengono inclusi nella definizione di tecnologia, un termine che, per quanto vago, ha i suoi meriti. È indubbio, infatti, che il progresso scientifico è alla base di diverse disruption sociali ed economiche in corso all’interno di una cornucopia enorme di temi e di opportunità. In questo quadro gli investimenti basati su criteri Esg rappresentano una delle chance di lungo periodo più gettonate. Se il tema non è ormai più una novità, meno si discute degli aspetti innovativi che stanno dietro questi processi. Per chiarire ciò che si intende, occorre partire dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibili esplicitati dall’Onu. Alcuni di questi, tra i quali la disponibilità globale di acque pulite, la sostenibilità energetica e un’urbanizzazione anch’essa sostenibile e di qualità, richiedono una grande quantità di progressi tecnologici di cui solo oggi si cominciano a vedere i primi sviluppi. Investire su quelle aziende in grado di diventare leader delle innovazioni necessarie a raggiungere questi target può rappresentare il vero business dei prossimi decenni. 

Per raggiungere il livello di conoscenze necessario per estendere lo sviluppo all’intera umanità, senza prosciugare il pianeta delle sue risorse e senza devastarlo completamente, occorre utilizzare una serie di tecnologie di impatto, che sono proprio il tema su cui investe Tim Crockford, portfolio manager del fondo Hermes Impact Opportunities di Hermes Investment Management, che spiega come andare a posizionarsi su macro-temi così ampi: «Il nostro portafoglio attualmente include 29 aziende che operano su comparti che comprendono la gestione delle acque, l’economia circolare, la transizione energetica, la salute e l’inclusione finanziaria. Il nostro processo di investimento nasce in questo modo: innanzitutto identifichiamo uno dei grandi temi coerenti con gli obiettivi delle Nazioni Unite, come, ad esempio, la mobilità del futuro, che è indispensabile per un’urbanizzazione di maggiore qualità. Identifichiamo poi la linea di prodotto chiave per arrivare a una soluzione di quei problemi, in questo caso i veicoli elettrici. Dopodiché in quel segmento industriale analizziamo tutta la filiera produttiva, cercando di identificare quei leader ben posizionati per cogliere la maggior parte del valore aggiunto che si andrà a creare. Sempre utilizzando il nostro esempio, opportunità ci sono all’interno dei gruppi chimici che producono componenti essenziali per le auto del futuro, aziende che vantano fra i propri asset tecnologie e proprietà intellettuali estremamente importanti. All’interno di questo punto della filiera investiamo, infine, su quelle che riteniamo siano le società più forti».

È chiaro che un portafoglio del genere non è privo di rischi, anche in termini di elevato beta con i cicli economici e di avversione e propensione al rischio. Al tempo stesso, però, per gli investitori è importante puntare su trend che comunque si basano su movimenti tellurici di lungo periodo. 

BIG DATA PER L’ESG

Un aspetto fondamentale per cogliere le opportunità di investimento è comprendere nel concreto quali prodotti e servizi siano destinati a essere particolarmente favoriti nella creazione di nuovi paradigmi economici generali. Un esempio forse perfettamente calzante è costituito dai big data, termine ormai un po’ generico che si trova ovunque. Oggi, però, forse siamo entrati in una seconda fase, dopo quella degli ultimi anni, dove si è badato soprattutto a due elementi: generare, raccogliere, immagazzinare e accedere a una quantità sempre più mostruosa di dati, nonché scrivere modelli di interpretazione sempre più sofisticati. Al riguardo un’interessante ragionamento è emerso da parte di Joanna Bryson, associate professor of computing all’Università di Bath durante un convegno promosso da Natixis Investment Managers: «Più che la necessità di offrire oggi una mole enorme di dati per le aziende sta emergendo il bisogno che questi numeri siano di buona qualità, che non contengano errori e che i modelli che li lavorano siano privi, per quanto possibile, di bias umani. Inoltre occorre che questi modelli siano in determinate circostanze regolamentati dalle autorità a protezione dei cittadini e accessibili per i controlli. In realtà, tra l’altro, le leggi vigenti, se ben applicate, sono già in gran parte sufficienti a tale scopo». 

Avere un big data più maturo e di qualità è fondamentale anche perché le tecniche stanno andando a impattare un numero sempre più vasto di aree di analisi, quali appunto gli investimenti Esg, con una trasformazione in tempo reale di modelli di valutazione che prima richiedevano serie storiche con una maggiore rarefazione dei dati. Al riguardo appare decisamente interessante quanto riportato da Giulia Pellegrini, responsabile degli investimenti sostenibili di emerging markets debt di BlackRock, gruppo che ha lanciato molti prodotti fixed income dei paesi emergenti che incorporano diversi criteri Esg: «Oltre a comprare i dati forniti da diversi provider specializzati in queste aree di valutazione, abbiamo sviluppato anche un sistema di scoring interno che si basa su dati, in ambito di sostenibilità, ambiente e governance, che sono emessi con frequenza giornaliera e che vengono da noi adeguatamente puliti. Ciò ci permette di cogliere in tempo reale i processi di miglioramento all’interno di vari paesi e aziende, il che consente non solo di identificare le realtà migliori, ma  anche quelle che stanno mostrando i progressi più significativi».

LE SMART CITY FUTURE

Va detto peraltro che quando si parla di sostenibilità e ambiente un nodo cruciale non costituito solo dal fatto di rivoluzionare alcuni dei prodotti più importanti di un’economia moderna, come le auto, o dalla circostanza di usare in maniera intelligente e alternativa le meraviglie offerte dal machine learning: molto dipenderà da quali stili di vita saranno resi possibili dallo stock di capitale fisico che ci circonda. In termini più terra terra, è necessario cambiare profondamente la maniera in cui le città sono attualmente pensate e organizzate. 

Alla base di tutto ciò c’è l’accelerazione del processo di urbanizzazione. Quest’ultimo è partito, nei modi che conosciamo oggi, con l’età moderna e l’industrializzazione in Europa, ma, lungi dal considerarsi esaurito, questo trend sta continuando a mostrare forza nelle nazioni di più vecchia industrializzazione e sta letteralmente esplodendo in quelle emergenti. 

Sempre più l’economia del futuro si sta sviluppando come un sistema costituito dall’interazione di mega-città dove si produce una quota sempre maggiore della ricchezza mondiale. In concreto, gran parte della qualità della vita dell’umanità nel futuro verrà determinata da come abiteremo in poli urbani destinati in molti casi (non solo in Cina, India e altre economie emergenti) a ospitare decine di milioni di abitanti. Su questo tema qualche cifra la fornisce Ivo Weinöhrl, gestore del fondo Pictet-SmartCity: «Oggi, più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e questa percentuale è destinata a salire fino al 70% entro il 2050, soprattutto per via del processo di inurbamento che sta già avvenendo con forza nei paesi emergenti. Le città sono diventate vere e proprie superpotenze economiche e contribuiscono per circa l’80% al Pil mondiale. Al tempo stesso i centri urbani sono responsabili dell’emissione di circa il 70% dei gas che causano l’effetto serra e il volume di rifiuti da loro generato dovrebbe triplicare da qui alla fine di questo secolo. I responsabili globali delle politiche pubbliche si stanno muovendo per trovare soluzioni e l’obiettivo numero 11 del Sustainable development goal è interamente dedicato alle città e alle comunità sostenibili».

In pratica l’ambizione è muoversi verso il cosiddetto modello smart city, in cui tutte le tecnologie del futuro vengano combinate all’interno di una metropoli in ogni suo aspetto, dalla mobilità all’abitare, dal ciclo dei rifiuti ai network delle comunicazioni. Potenzialmente, come si può capire, si tratta di un ambito enorme di investimento. Ancora Weinöhrl sottolinea: «Una smart city è una città in grado di raccogliere, aggregare e analizzare dati per risolvere le sfide da essa generate (inquinamento, crimini, malattie, ecc.). La città del futuro mira anche a migliorare il benessere generale (mentale, fisico ed economico) dei suoi abitanti, mettendo al centro del proprio sviluppo elementi fondamentali, come l’innovazione, la tecnologia, la crescita economica, la prosperità e l’impronta ambientale. Il nostro comparto avrà esposizione sull’intera catena del valore delle città intelligenti, da cui selezionare le migliori opportunità d’investimento quotate e in particolare sui seguenti segmenti: la costruzione e lo sviluppo delle città (società coinvolte nel design, nella pianificazione e nella costruzione dei centri del domani, con un focus su efficienza e sostenibilità); la gestione delle città (imprese che forniscono infrastrutture e servizi essenziali per il funzionamento giornaliero); il vivere urbano (gruppi che offrono servizi e soluzioni per il 21° secolo, tra cui l’abitazione, l’alimentazione e le attività ricreative). Come si può capire, si tratta di un’asset class da trilioni e trilioni di potenziale capitalizzazione, da dove probabilmente emergeranno colossi futuri destinati a fornire rendimenti importanti agli investitori».

il BUSINESS INVECCHIAMENTO

L’urbanizzazione peraltro sembra andare di pari passo con un altro fenomeno, ormai non più limitato all’occidente e al Far east industrializzato, ossia l’invecchiamento della popolazione. Infatti, anche in nazioni emergenti fino a poco tempo fa caratterizzate da un alto tasso di crescita della popolazione le nascite sono scese a livello del cosiddetto valore di equilibrio sul lungo periodo, pari a poco più di due figli per donna, se non già decisamente sotto tale soglia. Tra i paesi coinvolti nel nuovo trend ci sono diverse nazioni arabe importanti (Marocco e Tunisia), molte realtà latino-americane (Brasile e Colombia) e del sud est asiatico, per non parlare dell’India e della Thailandia. Se ciò si combina con i progressi economici in corso, cui si accompagna una maggiore e migliore cura della salute, si arriva facilmente a comprendere che l’intero mondo (non solo le economie ricche quindi) si trova alle soglie di un gigantesco fenomeno di invecchiamento generale della popolazione. L’unica eccezione resta, per ora, l’Africa sub-sahariana.

In particolare questo mega-trend potrebbe diventare la chiave per estrarre alfa in maniera costante sul lungo termine in alcune delle maggiori economie emergenti, anche se non si tratta di un’operazione facile a causa dell’instabilità e delle fasi di estrema volatilità che ancora caratterizzano diversi listini. Pensiamo soprattutto nello specifico alle due mega nuove potenze, Cina e India, dove la sempre maggiore spesa sanitaria si accompagna a un altro fenomeno che risulterà cruciale, ossia la crescita della produttività delle nazioni emergenti. Queste si trovano in tale categoria proprio perché producono in generale un mix di beni e servizi meno ampio, complesso e diversificato rispetto alle economie avanzate, ma quando smettono di avere queste caratteristiche diventano realtà ad alto reddito, come è successo in passato al Giappone e alle tigri asiatiche (Corea del sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan). In futuro la scommessa della Cina e, anche se il punto di partenza è molto più basso, dell’India sarà ripetere lo stesso processo, solo su una scala molto più vasta. 

In questo ambito il comparto farmaceutico potrebbe essere uno di quelli in grado di mettere a segno uno dei maggiori salti di qualità. Specialmente il Dragone, in questo comparto, sembra presentare vantaggi non da poco: un pool di ricercatori enorme, capitali privati che fluiscono copiosamente, il sostegno del governo, a livello di regolamenti più facili e fondi pubblici, e una popolazione vastissima e in rapidissima via di invecchiamento, che costituisce una miniera d’oro anche a livello di applicativi big data. 

È innegabile che la farmacologia attuale sia dominata in gran parte da gruppi statunitensi, ma questi ultimi si trovano a battagliare regolarmente con problemi di scadenza di un costoso parco brevetti e con tentativi di contenimento della spesa sanitaria. Inoltre gli investitori in questo ambito si trovano a gestire un beta decisamente elevato nei confronti del mercato.

In Cina, invece, scovare quelle realtà capaci di portare avanti un’importante innovazione medica con ogni probabilità vorrà dire andare a posizionarsi in un segmento in grado di offrire significative over-performance rispetto all’azionario locale, che è notoriamente imprevedibile, volatile e spesso rovinosamente in calo. 

Così ad esempio sembra pensarla Jasmine Kang, gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest: «Il mercato azionario cinese offre molte opportunità interessanti, se si adotta un approccio selettivo. Di primaria importanza è la ricerca di società di alta qualità con profili di crescita sostenibile. Queste imprese possono registrare buone performance nelle fasi rialziste del mercato e offrire protezione in quelle ribassiste, oltre a generare rendimenti interessanti aggiustati per il rischio. Il mercato delle A-share è anche meno correlato ai mercati globali, il che lo rende un’interessante fonte di diversificazione nei processi di asset allocation su scala globale. Dato il cambiamento demografico, le risorse umane diventeranno sempre più costose. L’healthcare rimarrà in cima alle voci di spesa per le famiglie, poiché il mercato sanitario domestico è sì ampio, ma occupato oggi soprattutto dai farmaci generici. Per tale ragione, chi sta investendo in ricerca e sviluppo in medicinali innovativi e nella biologia sarà tra i vincitori del mercato nel lungo termine».