Il lusso in Europa: una scommessa sul ridimensionamento del rischio politico

Il lusso in Europa: una scommessa sul ridimensionamento del rischio politico

La produzione di beni di lusso è l’unica area dei consumi discrezionali dove l’Europa, e in particolar modo la Francia con le sue gigantesche aziende che sono diventate vere e proprie holding globali del settore, vanta una posizione di leadership incontrastata. Nelle auto di grossa cilindrata, nell’abbigliamento, nella cosmesi, negli alberghi e nella gioielleria il nostro continente vanta ancora un prestigio e una capacità di attrazione a dir poco inimitabili sulla ruggente classe media dei paesi tecnologici dell’Asia, vero motore dei fatturati in questo ambito.

UN ELEVATO BETA

Come si può capire, il comparto è caratterizzato da un elevato beta, specialmente nei confronti di uno scenario in cui il rischio politico è forte: nello specifico pesanti incognite derivano dalla Cina, responsabile di oltre un terzo delle vendite globali in questo settore. Se poi aggiungiamo il fatto che segnali di rallentamento economico permangono, non ci si può troppo stupire che siano arrivate indicazioni non stellari per quanto riguarda i risultati del quarto trimestre dell’anno appena passato, come ricorda Gianmarco Mondani, cio del team azionario non direzionale e co-gestore delle strategie azionarie long/short europee di Gam Investments: «La nostra analisi evidenzia che l’attività economica in Europa sta rallentando e, dal nostro punto di vista, potrebbe peggiorare ulteriormente. La speranza di recupero a livello continentale tende a non essere trainata dall’Europa stessa, quanto piuttosto da altre macro-regioni. Non riteniamo che la ripresa nel Vecchio continente possa essere guidata dalla Cina, considerata la crescita del dato M1 su base annua, che è sui livelli più modesti mai registrati. Anche l’impulso del credito nel paese è prossimo ai minimi storici e rimane in territorio negativo. Negli Stati Uniti, la curva del rendimento è vicina ai livelli più bassi degli ultimi 20 anni e sono scesi gli ordini Ism: sono entrambi indicatori di una potenziale fase recessiva. Di conseguenza sembra poco probabile uno slancio proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico e i nostri indicatori segnalano la possibilità di un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche. Nel frattempo siamo tornati a un flusso stabile di utili al ribasso. Abbiamo assistito a diversi profit warning per nomi noti in settori quali il tech, gli hotel, il lusso e l’aviazione, spinti da una debole crescita dei profitti e dalla pressione dei costi».

UN QUADRO DEI RISCHI CHIARO

Il quadro dei rischi è perciò chiaro, ma dall’altra parte non si può dimenticare diversi elementi positivi, alcuni generali, altri specifici delle aziende del comparto. Se infatti il disgelo e la buona volontà visti fra Usa e Cina a febbraio continuassero e, con  la dovuta assistenza delle banche centrali, i dati economici si dimostrassero decorosi, quasi certamente emergerebbero nel lusso europeo diverse ottime opportunità. Se poi lo scenario politico dell’Unione si schiarisse, arriverebbe un’ulteriore iniezione di fiducia per gli investitori. In un simile paradigma non ci sarebbe da sorprendersi se almeno i protagonisti più competitivi del lusso offrissero significative dosi di alfa. Infatti già l’anno scorso, quando i listini continentali non hanno certo offerto buone performance, si è vista una chiara dispersione dei rendimenti in questo peculiare segmento economico, con le società più solide, in particolar modo concentrate nell’abbigliamento e negli accessori di alta e altissima gamma, che hanno fornito nel 2018 risultati positivi.

Molti di questi casi si trovano appunto fra i colossi quotati a Parigi, tanto che per una buona porzione dell’anno (essenzialmente fino all’ultimo disastroso trimestre) il Cac 40 è risultato fra i benchmark meno traballanti dell’Eurozona. È interessante però notare che eccezioni positive si sono trovate anche tra alcune ruggenti mid cap del lusso scambiate a Milano, segno che vi  è da parte della comunità degli investitori la voglia di mantenere una certa propensione al rischio nei confronti di chi se lo merita. In quest’ultima categoria essenzialmente rientrano quei produttori con brand premium dalla forte crescita e dalla posizione competitiva invidiabile, con un segmento aspirational che invece si trova a essere più volatile rispetto al ciclo economico e gravato da minori barriere all’entrata e quindi con un maggiore grado di competizione al suo interno.

VALUTAZIONI ALTE

Certamente, infine, va sottolineato un ulteriore elemento, che descrive con chiarezza Ed Kevis, european equities portfolio manager di Aviva Investors: «In talune parti del mercato come il lusso le valutazioni sono elevate; permangono anche in questo caso opportunità, ma bisogna essere estremamente selettivi per quanto riguarda i nomi scelti e assicurarsi che le aziende in portafoglio siano in grado di soddisfare le aspettative dei mercati». 

In definitiva in questo ambito si possono trovare alcuni dei maggiori gioielli dell’economia europea, su cui investire una percentuale magari non enorme della propria allocazione, consci del fatto che l’economia potrebbe peggiorare molto e in maniera improvvisa, specialmente se prevalessero colpi di testa politici. Dall’altra parte, però, di fronte a una maggiore calma e a una prosecuzione del ciclo, ben sostenuto dalle autorità di tutto il mondo, probabilmente le soddisfazioni sarebbero copiose.